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Cristina Trivulzio di Belgiojoso: una nobildonna ribelle

Il 16 Settembre 2021 il sindaco Beppe Sala annuncia sui suoi profili social l’installazione di nuova statua, quella di Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Questo evento ha suscitato molto interesse perché è la prima statua (in città) ad essere dedicata ad una donna.
L’opera si trova in Piazza Belgioioso a pochi passi dal Duomo e da Piazza della Scala.

La statua è in bronzo, alta un metro e ottanta, realizzata dallo scultore Giuseppe Bergomi che ha collaborato con la Fondazione Brivio Sforza per ricostruire i lineamenti della donna attraverso la documentazione giunta fino a noi.

Mentre oggi il suo nome è noto solo a pochi, Cristina Trivulzio di Belgioioso è stata molto celebrata durante la sua vita e decenni dopo la sua morte per aver preso parte attivamente alla causa dell’Unità di Italia.

Prima di questa inaugurazione, il nome dell’eroina del Risorgimento era celebrato solo da una via suburbana che porta a Pero.

Il sindaco durante la cerimonia ha affermato di voler dedicare la prossima statua ad un’altra grande figura femminile contemporanea: Margherita Hack, la “donna delle stelle“.

 

Ma chi era Cristina?

Cristina Trivulzio di Belgioioso è nata a Milano in una nobile e ricca famiglia.

Come tutti gli aristocratici, la formazione della giovane fu affidata a degli insegnanti privati che la fecero avvicinare a idee nuove e anticonformiste.

Già a 16 anni mostra il suo carattere ribelle, forte e deciso, rifiutando un matrimonio combinato e scegliendo di sposare Emilio Barbiano di Belgioioso nonostante i pareri contrati. Il matrimonio finì dopo solo 4 anni per i continui tradimenti del marito.

Verso i vent’anni iniziò a frequentare gruppi di patrioti e sentendosi minacciata dalla polizia Austriaca fuggì da Milano facendo tappa in diverse città Italiane fino ad arrivare in Francia.

 

Fu proprio qui che fondò un salotto letterario, che divenne presto un luogo di incontro per artisti e intellettuali di grande fama.
Durante la sua permanenza in Francia collaborò con importanti giornali e riviste (cosa insolita per le donne ottocentesche).

Tornata a Milano dopo la nascita della figlia, Cristina si occupò attivamente delle questioni sociali come l’istruzione dei figli dei lavoratori. Partecipò attivamente alle famose 5 giornate di Milano portando con sé dei volontari Napoletani e nel 1849 è partecipe della Repubblica Romana in particolare è a capo del servizio ospedaliero.

Dopo aver “visto” l’unità di Italia nel 1861, si ritira definitivamente dalla vita politica. Morirà nel 1871 probabilmente per polmonite.

 

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